18/04/2008
IL PIU' DIVERTENTE DI TUTTI
Il più divertente di tutti è il cardinal Martino. Nobile uomo di profondi principi, dopo aver passato anni e anni all'Onu a parlare con ferma convinzione di pace e disarmo, martedì ha dato un'occhiata ai dati delle elezioni e si è detto “preoccupato per il risultato della Lega Nord”.
Oh santi numi. Non sarà un pochino tardi? Non era meglio dire qualcosa prima? Anche, per esempio, quando i leghisti hanno scambiato i sagrati delle chiese lombarde per luoghi di campagna elettorale, volantinando contro l'arcivescovo che aveva criticato lo sgombero indiscriminato dei campi rom? No, prima tutti zitti. A guardare, tutto sommato, con simpatia a quelli che, nei manifesti, strillavano “giù le mani dalla famiglia” e giuravano di proteggere i campanili, contro l'invasione dei minareti. Gli stessi che si sono dichiarati a favore della moratoria sull'aborto e contro l'eutanasia. E che, se fioccassero più soldi alle scuole cattoliche, non si metterebbero certo a contestare. I tre valori non negoziabili, no? La difesa della vita dal concepimento alla fine naturale, la famiglia, la libertà di scelta nell'istruzione. Fatto: non c'è più la diccì, l'udicì non conta una briciola, e allora ben venga l'armata padana. Chissenefrega se difendono la vita appena concepita e quella morente e, per il lungo periodo che sta in mezzo tra concepimento e morte hanno opinioni un po' originali. I rom se ne devono andare. Poco importa se le baracche abusive erano l'unico rifugio di un neonato. Che si arrangi. O muoia di freddo, che è di un'etnia “sporca”. Forse non è un caso se un quotidiano stravenduto come Libero plauda agli sgomberi dei Rom, senza se e senza ma, e poi abbia una seguita rubrica che stigmatizza i maltrattamenti agli animali. Meglio i cuccioli, dei clandestini. Gli immigrati devono star fuori. Non importa quanta fame li abbia spinti sulle nostre coste. Al limite, da bravi ipocriti, meglio se, ben nascosti, lavorano in nero per qualche artigiano evasore di qualche valle a maggioranza leghista. E se un parroco veneto si azzarda a raccogliere soldi per aiutare la comunità islamica a costruirsi un centro culturale più grande, ci pensano i leghisti ad allearsi col vescovo per farlo smettere. Loro amano le semplificazioni: islamico uguale terrorista. Beh, anche io. Leghista uguale razzista.
Del resto, che fa il quotidiano della Cei? L'edizione di mercoledì, quella dei primi approfondimenti del dopo-voto, non riporta una riga dell'opinione del nobile cardinale. In compenso, c'è un'intervista al già responsabile dei Cattolici Padani, che spiega quanto siano buone e niente affatto razziste le camicie verdi. E una quantità di commenti in cui si detta l'agenda al Governo in pectore. Compreso un invito a non lasciare cadere nel vuoto i temi sollevati da Giuliano Ferrara (invito già raccolto, se è vero che sarà ministro della Sanità un militante di Comunione e Liberazione). Poco importa che la sua lista “etica” abbia superato a fatica lo zerovirgolaquattro, meno di un prefisso di Treviso. Meglio, molto meglio, porgere un omaggio alla tenuta dei centristi (sì, quelli del signor Pezzotta e di unmilionedipersone al Family Day) e sottolineare, ma con la matita rossa e blu, la caduta delle cosiddette “forze zapateriste”. Chissenefrega se la somma di Sinistra Arcobaleno, Socialisti e partitini con falce e martello fa più o meno quanto l'Udc, e soprattutto grazie all'exploit siciliano di un condannato a cinque anni per favoreggiamento, l'unico che consente loro di metter piede in Senato. Meglio, molto meglio, millantare. E, come al solito (come ai tempi dell'annessione al pensiero ruiniano dell'intera massa astensionista al referendum, per capirsi), guardare la realtà attraverso il binocolo deformante che si ha in dotazione.
Che, a volte, sembra così diverso dal Vangelo...
13:54 Scritto in Dibattito | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: cardinal martino, politica, dopoelezioni, lega nord


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