23/02/2007
punto it
Dopo aver appreso che il destino del governo è tuttora appeso alla volontà di Giulio Andreotti, hanno tolto la legge sulle unioni di fatto dal programma, ma hanno firmato il provvedimento che salva il Festival di Sanremo, autorizzando i maxicompensi a Pippo Baudo e Michelle Hunziker. Questa è l'Italia, bellezza...
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07/02/2007
Benvenuto Noah
La storia è di qualche giorno fa. Ma vale la pena ricordarla. Noah è un bambino nato a dicembre, all’incirca un anno dopo l’uragano Katrina che ha devastato New Orleans e una buona fetta del Sud degli Stati Uniti. Noah è nato con la fecondazione assistita, come il fratello maggiore. Là, visto che si può, dopo la nascita del primo figlio, quel papà e quella mamma hanno lasciato in un centro specializzato gli altri embrioni, in attesa di decidere se riprovarci. Ma Katrina non ha guardato in faccia a nessuno. E non ha risparmiato dall’inondazione nemmeno quel centro. Il medico e la biologa di servizio, però, hanno insistito con i soccorritori, perché si tentasse anche il recupero di quei contenitori di azoto liquido dove c’erano le speranze di decine di coppie di diventare genitori. Il salvataggio riuscì, grazie al coraggio dei pompieri di New Orleans. E la storia di Noah è diventata pubblica dopo la sua nascita. Il nome, che vuol dire Noè, è stato scelto non a caso: «E’ scampato al diluvio universale su un’arca. E così doveva chiamarsi, per ringraziare Dio di averlo salvato». Quando dico e ripeto che la nostra Vanessa è un dono del Cielo, e che la sua nascita mi ha reso più religioso (anche se meno cattolico), immagino stuoli di Teo-cosi storcere il naso. Poi trovo questa storia, che arriva da un paese dove non si guarda con sospetto la fecondazione assistita. E trovo compagnia. Con buona pace di coloro che definirebbero quel medico e quella biologa assassini, in quanto manipolatori di embrioni, e quella madre empia, in quanto ha chiesto aiuto alla tecnica contro la natura. Io, che continuo a credere che l’aiuto della tecnica sia solo un mezzo che Dio ha usato per compiere il suo disegno…
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02/02/2007
succede altrove
Dalla prima pagina del quotidiano britannico “The Guardian” di ieri l’altro: «Le agenzie cattoliche per l’adozione hanno tempo fino alla fine dell’anno prossimo per adeguarsi alle leggi di non discriminazione, o perderanno accesso ai finanziamenti pubblici. Downing Street ha annunciato ieri che non ci saranno esenzioni alle nuove regole sull’adozione da parte di coppie gay, ma la chiesa cattolica godrà di un periodo di franchigia per adeguarsi. Fino a quel giorno, ci sarà un obbligo statutario per le agenzie religiose a mandare le coppie gay ad altre agenzie. Tony Blair ha dichiarato di sperare che la decisione sia vista come un notevole compromesso. La chiesa cattolica ha espresso profondo disappunto, ma non ha rinnovato la sua minaccia di chiudere sette agenzie per l’adozione». Fin qui la traduzione letterale. L’ho cercata su un quotidiano inglese, perché di una polemica così accesa e con risvolti così simili a quello che accade in Italia, sui media nostrani si è trovata poca traccia. Per riassumere da non abbastanza informato i fatti, dovrebbe essere accaduto più o meno così: lo stato britannico ha modificato le leggi sull’adozione, con un’apertura definitiva alle coppie omosessuali, che peraltro già hanno accesso alla fecondazione assistita. Le adozioni, a quanto ho compreso, sono gestite da agenzie riconosciute dallo stato, che per il loro lavoro ricevono anche sovvenzioni. Tra queste, esistono anche agenzie di matrice religiosa. Quelle cattoliche hanno chiesto non di cambiare la legge (come accadrebbe in Italia, dove i portavoce di Ruini in parlamento farebbero a gara a chi starnazza prima), ma di essere esentate dall’affidare bambini in adozione a coppie omosessuali, con una deroga alla legge per venire incontro ai loro principi. Tony Blair, e non solo lui, ha risposto di no. Il bene superiore, in uno stato (laico o no, mi verrebbe da dire), è la non discriminazione, l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. E il pari dovere di tutti i cittadini di applicarla. E così è successo. Dal Regno Unito importiamo musica, letteratura, birra, automobili. Per una volta potrebbero infilare in un container anche un po' di autentico senso civico?
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