12/01/2007

4173

Sono state 4.173. Quattromilacentosettantatre. Per due, perché si tratta di coppie. Sperando di tornare in tre. E che il terzo fosse il loro bambino. Dico tornare perché, secondo l’osservatorio sul turismo ricreativo, tante sono state le coppie costrette che la legge 40 ha convinto a tentare la via della procreazione assistita all’estero. Non sono bravo in matematica. Ma prima della legge, quando c’era il far west, le coppie che si erano rivolte all’estero erano state 1.066. Più o meno quattro volte meno. Andrea Borini, presidente dell’Osservatorio, spiega perché non è una buona notizia: La sensazione è che molte coppie che si recano all'estero tornino sui propri passi, deluse da aspettative non realizzate (ad esempio perché non sono riuscite a congelare gli embrioni) o comunque con la sensazione che si stia attuando sulla loro pelle un vero e proprio business». Non è, ovviamente, l’unica ragione: tentare all’estero costa fra 3500 e 3700 euro che salgono tra 5mila e 7mila euro con l’ovodonazione, vietata in Italia. La diagnosi preimpianto può costare fra 1500 e 3500 euro. In alcuni centri spagnoli, gli italiani sfiorano il 50 per cento dei clienti. Ovviamente, visti i costi, si può supporre che i tentativi per coppia siano in numero limitato, salvo che si tratti di persone particolarmente facoltose. Ed ecco un’altra prova che una legge fatta passare come paladina della vita, in realtà, alle nuove vite impedisce di venire al mondo.

Scrivi un commento