28/04/2006

un approccio scientifico alla questione

All’affermazione femminista «Un bambino, quando voglio», i medici dell’infertilità preferiscono oggi la formula «un bambino, quando posso». Il fenomeno delle gravidanze tardive, in effetti, non è affare soltanto delle coppie senza problemi. «Il 17 per cento delle donne che desiderano fare appello alle tecniche di procreazione medicalmente assistita hanno più di 40 anni e il 50 per cento più di 35 anni» constata a Tolone il dottor Robert Boschet, ginecologo e coordinatore del centro di assistenza medica alla procreazione assistita della clinica Saint Michel. Questo ricorso tardivo alle tecniche di fecondazione assistita ha delle conseguenze: a 42 anni, le statistiche mostrano che le possibilità di avere un bambino, in questa fascia di età, sono nell’ordine di meno del 5 per cento. Un altro elemento è da tenere in conto: dal 1 gennaio 2006, la fecondazione in vitro non è più rimborsata per chi ha più di 43 anni.
Nonostante queste restrizioni, il centro di Tolone può mostrare risultati rilevanti: aperto nel maggio del 2003, effettua in media 300 trattamenti l’anno. Le “Fivet” sono realizzate in clinica, così come il 95 per cento delle “Icsi” (l’iniezione dello spermatozoo nell’ovocita). Nel caso di azoospermia (assenza di spermatozoi) gli interventi sono effettuati, per il momento, a Marsiglia o a Nizza. «Ma abbiamo già inviato una richiesta, per avere il permesso di effettuare i prelievi nella nostra regione» precisa Robert Boschet, perché l’infertilità maschile è una realtà in progressione.
Altra preoccupazione: l’aumento del numero delle gravidanze multiple, direttamente legata alle tecniche di fecondazione assistita. «Nella fecondazione in vitro, le donne hanno il 20 per cento di possibilità di avere dei gemelli» spiega il dottor Boschet. Queste gravidanze gemellari si traducono in un aumento delle nascite premature, con conseguente sovraccarico dei reparti specializzati. L’obiettivo è di ridurre questo tasso al 15 per cento, sviluppando un metodo di trasferimento di un solo embrione.
Quanto alle due tecniche Fivet e Icsi, non è facile fare un confronto, perché i criteri di valutazione non sono gli stessi. «Le coppie pensano di avere più possibilità di avere un bambino con l’Icsi, il che è vero se la causa dell’infertilità è esclusivamente maschile. Al contrario, se le cause di infertilità sono piuttosto femminili, questa tecnica, salvo casi particolari, non è in fondo giustificata» spiega Robert Boschet. Ma per tutte le coppie che varcano la soglia di un centro di aiuto medico alla procreazione, conta soltanto la loro motivazione. Oggi, circa l’80 per cento delle gravidanze ottenute con l’una o l’altra tecnica hanno come epilogo la nascita di un bambino.
Nicole Fau
(da “Nice-Matin” di domenica 16 aprile, tradotto dal francese da papà)